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Trapianto pediatrico di fegato da donatori HBV-positivi, è possibile

Un team di ricercatori afferma che, con adeguata profilassi, è possibile prevenire la nuova insorgenza di epatite B in bambini che ricevono un trapianto di fegato da donatori HBV-positivi che avevano superato con successo lo stato infettivo.


I risultati dello studio sono pubblicati su Liver Transplantation, la rivista scientifica dell’Associazione americana per lo Studio delle Malattie del Fegato.


L’utilizzo di fegati infettati dal virus dell’epatite B avrebbe il potenziale per espandere il pool di donatori, soprattutto nelle zone dove l’incidenza di HBV è molto alta. È evidente, tuttavia, che questa pratica possa comportare alcuni rischi per i riceventi.


Precedenti studi avevano già sostenuto che l’utilizzo di questi fegati può essere sicuro quando i riceventi vengono sottoposti a trattamenti di profilassi adeguati, atti a prevenire la nuova insorgenza di epatite B, ma oltre ad esserci un’esperienza limitata, esistono diversi approcci e non è ancora chiaro quale sia quello ottimale (Cholongitas E, et al: Liver grafts from antihepatitis B core positive donors: A systemic review. J Hepatol, 2010).


In questo nuovo studio coreano i ricercatori guidati da Suk-Koo Lee, della Scuola di Medicina alla Sungkyunkwan University, descrivono il loro regime di profilassi e i risultati a lungo termine di 41 riceventi pediatrici trapiantati con fegati di donatori precedentemente infettati dall’epatite B.


Il regime è costituito da iniezioni intramuscolari di vaccino HBV somministrato ad intermittenza per mantenere i livelli di anticorpi superiori a 100 IU/L.


Le immunoglobuline, preparate dal plasma di donatori con alti livelli di anticorpi, sono state utilizzate anche durante il primo anno post-trapianto, mantenendo un livello anticorpale sopra le 200 IU/L.


Nel corso di un periodo di follow-up mediano di 66 mesi si verificava la nuova insorgenza di epatite B in un solo caso su 41 bambini trattati (2,4%).


“Il nostro regime di profilassi si è dimostrato ancor più efficace dei regimi usati in precedenza e a costo di gran lunga inferiore”, spiega Lee. “Inoltre, la sicurezza, la semplicità e l’economicità date, in media, da una sola iniezione all’anno, rendono il nostro regime una misura migliore nei trapianti pediatrici, dal momento che questi pazienti devono ricevere una profilassi più lungo rispetto ai loro omologhi adulti”.


È tuttavia evidente che, in questi pazienti, si rende necessario il monitoraggio dello stato HBV per tutta la vita, essendo nota la possibilità che una nuova infezione possa svilupparsi anche a lunga distanza dal trapianto.


In ogni caso la profilassi attuata si è rivelata molto efficace nel prevenire la recidiva di malattia dopo trapianto nei soggetti pediatrici.


Pertanto l’inclusione di donatori precedentemente infettati dal virus B (purché gli stessi non mostrino progressione della malattia epatica) viene considerata una scelta praticabile, sicura, nonché necessaria, per rispondere efficacemente alla crescente domanda di trapianto.


Bibliografia. Lee S, Kim JM, Choi GS, Lee SK et al. De novo hepatitis B prophylaxis with hepatitis B virus vaccine and hepatitis B immunoglobulin in pediatric recipients of core antibody-positive livers. Liver Transpl. 2015; doi: 10.1002/lt.24372. [Epub ahead of print]


Fonte: trapianti.net

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