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Trapianto d’organi, al via il progetto Horizon Europe Phoenix, coordinato dal Mario Negri, per favorire la tolleranza grazie alla nanomedicina

È in partenza il progetto Phoenix per rivoluzionare la medicina del trapianto sviluppando una nuova forma di immunoterapia che sappia indurre tolleranza. L’obiettivo è che il ricevente impari a “tollerare” l’organo come se fosse proprio, senza compromettere l’attività normale del sistema immunitario. Il progetto – della durata di tre anni – sarà coordinato dall’Istituto Mario Negri di Bergamo e supportato dal Programma Horizon Europe Research and Innovation.

Gli obiettivi del progetto Phoenix

I dati indicano che i trapianti a lungo termine abbiano un tasso di fallimento del 20 per cento. Non solo, chi si sottopone a tale procedura ha bisogno di assumere farmaci antirigetto per tutta la vita e questo li espone al rischio di infezioni, malattie cardiovascolari e, a un certo punto, anche tumori. L’obiettivo del progetto Phoenix quindi, non è solo di migliorare la sopravvivenza del trapianto attraverso l’induzione della tolleranza, ma anche migliorare la qualità di vita dei pazienti, ridurre le liste d’attesa, i costi per i trattamenti medici e alla fine di salvare più vite da noi e in tutto il mondo.

Una rivoluzione per la medicina del trapianto

“L’alleanza che si è creata attraverso Phoenix è molto interessante, nuova, dinamica” commenta Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri e coordinatore del progetto. “Comprende quattro gruppi europei (Italia, Francia, Spagna e Irlanda) e un gruppo basato in Canada che mette insieme scienziati, clinici, ricercatori dell’industria e specialisti nel campo dell’amministrazione e della disseminazione dei risultati, per accelerare il progresso delle conoscenze e raggiungere questo obiettivo estremamente ambizioso che potrebbe rivoluzionare il campo della medicina del trapianto”.

Bilanciare il rischio

Il trapianto di organi solidi è spesso l’unica opzione per i pazienti con insufficienza d’organo in fase terminale. Nonostante i tassi di successo della procedura siano migliorati negli ultimi anni, l’immunosoppressione è necessaria per prevenire il rigetto del trapianto, e comporta un rischio di cancro, infezioni e altre complicazioni. Questo pone ai medici un dilemma, in quanto è necessario bilanciare il rischio di rigetto e la perdita di trapianto con il rischio di progressione di infezione o cancro. Questo ambizioso progetto potrebbe essere un punto di svolta nel campo dei trapianti.

I partner del progetto

Il progetto sarà coordinato e svolto per una parte importante presso l’Istituto Mario Negri che si avvarrà della collaborazione di esperti provenienti dalla Spagna con la Fundacio Clinic Per La Recerca Biomedica, dalla Francia con il Centre Hospitalier Universitaire De Rennes e dall’Irlanda con la Pintail Ltd.

Fonte: aboutpharma.com


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