Trapianti, per Remuzzi «Un verbo salva molte vite»
Di Marco Malagutti
La norma appena inserita nel decreto mille proroghe che prevede di indicare in modo facoltativo sulla carta d'identità il sì o il no alla donazione, non convince il nefrologo degli Ospedali Riuniti di Bergamo Giuseppe Remuzzi «Il fatto è - spiega Remuzzi a Doctornews - che non cambia granché la situazione attuale».
Oggi, come noto, esiste la legge del silenzio-assenso in base alla quale la mancata dichiarazione è considerata assenso. Ma al momento della morte se una persona non lo ha fatto, i familiari hanno diritto a opporsi all'espianto degli organi. Una prima versione del "milleproroghe" prevedeva che l'indicazione sul documento elettronico dovesse essere obbligatoria, in modo da accrescere la consapevolezza dei cittadini sul tema dei trapianti. La versione approvata congiuntamente da maggioranza e opposizione ha invece previsto che l'indicazione sia facoltativa.
Si è passati dal "si deve" al "si può", ma «con un verbo si salvano molte vite» puntualizza il nefrologo lombardo.
Quanto alla questione delle donazioni samaritane, appena salite agli onori della cronaca «si tratta - spiega Remuzzi - di un fenomeno già in voga negli Stati Uniti, dove se si vuol donare un rene a un proprio parente ma non si è compatibili, si accede alla lista dei donatori. Trovato quello compatibile si mette comunque a disposizione il proprio, innescando una catena di donazioni. Non a caso negli Stati Uniti i trapianti con il rene di un donatore vivente sono ormai il 50% di tutti i trapianti. In Italia non si supera il 6%» Un atto da incoraggiare, perciò secondo Remuzzi, ma con tutte le cautele del caso. Il rischio dell'interesse o del lucro, per esempio, è dietro l'angolo. «Ma in Italia - conclude il nefrologo - il livello di controllo su questo tipo di operazioni è molto alto. Ci si può fidare».
fonte: doctornews.it























