Sofosbuvir/velpatasvir, in 8 settimane guarisce anche il genotipo 3 dell'HCV. EASL2018

Un ciclo di 8 settimane della combinazione di sofosbuvir/velpatasvir (SOF/VEL) è stato in grado di eradicare il virus in quasi tutti i pazienti in terapia sostitutiva con oppiacei (OST) e con HCV di genotipo 3, naive al trattamento e senza cirrosi. Questi sono i risultati emersi da uno studio condotto su abitanti dei sobborghi di Glasgow e presentato all'International Liver Congress 2018 tenutosi a Parigi da Alison Boyle del Gartnavel Hospital di Glasgow, Scozia.
Un ciclo di 8 settimane della combinazione di sofosbuvir/velpatasvir (SOF/VEL) è stato in grado di eradicare il virus in quasi tutti i pazienti in terapia sostitutiva con oppiacei (OST) e con HCV di genotipo 3, naive al trattamento e senza cirrosi. Questi sono i risultati emersi da uno studio condotto su abitanti dei sobborghi di Glasgow e presentato all’International Liver Congress 2018 tenutosi a Parigi da Alison Boyle del Gartnavel Hospital di Glasgow, Scozia.
Il genotipo 3 si è dimostrato associato a una più rapida progressione della malattia e a un aumento sia della frequenza di steatosi sia del rischio di sviluppare epatocarcinoma. Rimane uno tra i genotipi più difficili da trattare e rappresenta una delle maggiori sfide per la ricerca scientifica in quest’ambito, anche se recenti studi hanno mostrato alti tassi di eradicazione. E’ molto diffuso a livello globale con 54 milioni di casi (circa il 30% di tutti i pazienti con HCV), secondo solo al genotipo 1 che fa registrare 83 milioni di casi.
Questi due genotipi sono maggiormente presenti nelle popolazioni ad alto reddito, mentre nei paesi a basso reddito è maggiore la prevalenza delle forme 4 e 5. In particolare del genotipo 3, comune nelle persone che fanno uso di droghe ed ex tossicodipendenti, è stata per molto tempo sottovalutata l’aggressività, in quanto la maggior parte degli studi condotti in passato ha arruolato relativamente pochi pazienti affetti da tale forma.
SOF/VEL aveva già fornito evidenze della sua elevata efficacia in questo setting di pazienti, naive e senza cirrosi, in studi a 12 e 8 settimane; in quest’ultimo (ELECTRA-2 di fase 2) si era registrata una risposta virologica sostenuta (SVR) nel 96% dei soggetti trattati senza ribavirina e nel 100% di quelli trattati con ribavirina.
Alla luce di tali evidenze i ricercatori scozzesi hanno voluto approfondire il risultato tramite uno studio osservazionale in cui il farmaco era somministrato per un ciclo di 8 settimane a tossicodipendenti con fibrosi di grado F2/F3 sottoposti a OST.
Il modello di Glasgow prevede la dispensazione da parte delle farmacie delle comunità dei farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) insieme alla terapia oppioide (con osservazione diretta quotidiana, settimanale o bisettimane). In questo studio SOF/VEL è stato somministrato una volta al giorno per 8 settimane insieme a metadone a 90 pazienti naive al trattamento ancora tossicodipendenti o nelle prime fasi della disintossicazione.
L’80% dei partecipanti era di sesso maschile e aveva 45 anni di età media, il 67% presentava fibrosi F2 e il 31% F3, con LSM media (Misura della rigidità epatica) di 8,8 e carica virale media di 5,7 log U/ml (>6 milioni nel 6,6%). Il 9% non era in terapia sostitutiva con oppiacei, mentre il 42% riceveva OST quotidianamente. I pazienti più stabili sono stati trattati con OST due o tre volte alla settimana e 5 pazienti sono stati trattati in carcere.
Nella popolazione intention to treat (ITT), il controllo a 12 settimane ha mostrato che il 93% di coloro che avevano iniziato il trattamento ha raggiunto una risposta virologica sostenuta (SVR12 o eradicazione). Dei 6 pazienti che non hanno ottenuto la SVR12, 2 sono stati persi al follow-up, 2 hanno interrotto prematuramente il trattamento, uno è deceduto e 1 è stato reinfettato. Non ci sono stati casi di rebound virologico dopo il trattamento.
Nella popolazione ITT modificata (mITT), cioè con esclusione dei pazienti persi al follow-up, di quelli che hanno interrotto la terapia prematuramente, dei deceduti e di quelli reinfettati, tutti i soggetti con HCV (84/84) hanno raggiunto la SVR12.
Da sottolineare inoltre come il 100% dei pazienti della popolazione mITT valutati in sottogruppi selezionati (con fibrosi F3, con carica virale >6 milioni, con HIV, con assunzione o meno di droghe per via endovenosa) abbiano raggiunto una SVR12.
In conclusione, questo studio dimostra come si possano ottenere con sofosbuvir/velpatasvir ottimi tassi di SVR nei pazienti con fibrosi significativa e HCV genotipo 3. In particolare i risultati più rilevanti sono stati osservati nella categoria che associava DAA e OST con osservazione diretta quotidiana.
L’adozione su larga scala di tale strategia terapeutica a 8 settimane potrebbe essere in grado di ridurre i costi legati alla terapia farmacologica, aspetto di particolare importanza in ambiti che presentano risorse economiche limitate.
L’FDA e ll’EMA hanno approvato tale associazione nel 2016 per i pazienti con HCV genotipo 3 con o senza cirrosi sulla base dei risultati dello studio randomizzato di fase 3 che ha arruolato 558 di cui circa il 75% naive al trattamento e i restanti trattati precedentemente con un regime a base di IFN. La terapia con IFN presenta notevoli inconvenienti, tra cui un alto rischio di eventi avversi gravi, in particolare sintomi simil-influenzali e durata molto prolungata del trattamento (24 e 48 settimane). Le terapie DAA offrono tassi più elevati di SVR, anche nei pazienti trattati in precedenza o nei pazienti con cirrosi.
Fonte: pharmastar.it























