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San Camillo-Spallanzani, nuovo Centro per i trapianti

La notizia

Il sistema sanitario pubblico si dota di un nuovo Centro per i trapianti portando a sinergia le competenze maturate dall’Azienda S. Camillo Forlanini, dall’IRCCS “Lazzaro Spallanzani” e dall’Ifo Regina Elena. Il progetto procede a riorganizzare e potenziare un settore d’eccellenza come quello dei trapianti di organi, ottimizzando le risorse. Nello stesso tempo, la nascita del nuovo Centro avvia di fatto quel percorso delineato nel piano di riordino della rete ospedaliera regionale finalizzato a creare una rete di ospedali di riferimento per tutto il sistema sanitario del Lazio – gli Hub – specializzati ognuno nelle cura delle patologie più complesse. L’Ifo diventerà polo di riferimento per la rete oncologica.

La struttura

Il centro che sorgerà allo Spallanzani sarà in grado di effettuare trapianti di fegato, rene e pancreas a cui si aggiungeranno i trapianti di cuore attualmente effettuati al S. Camillo. Il progetto porta a sintesi queste attività concentrandole in un'unica gestione che sarà assicurata dal Dipartimento interaziendale S. Camillo – Spallanzani. In pratica l’attuale struttura complessa che effettua trapianti di fegato nell’Ifo traslocherà allo Spallanzani. Fisicamente il nuovo centro opererà, tranne che per i trapianti di cuore, nei locali dello Spallanzani. La scelta si basa su considerazioni oggettive e funzionali.

I due ospedali che daranno vita al Dipartimento interaziendale infatti insistono su una porzione contigua di territorio e questo facilita il lavoro e la collaborazione. Inoltre l’IRCCS è una struttura moderna, con 210 posti letto già attivati e la possibilità di attivarne altri 60 circa, operante in un complesso edilizio progettato con standard di eccellenza al fine di assicurare il miglior confort possibile ai pazienti e massima protezione agli operatori sanitari. Vi prestano la loro attività circa 700 persone, di cui un centinaio totalmente dedicate alla ricerca. Il nuovo Centro Trapianti opererà in stretta prossimità con la Divisione delle Malattie Infettive – Epatologia, con il Servizio di Rianimazione e Terapia intensiva, con le sale operatorie e con il Laboratorio di Virologia dello Spallanzani.

L’area che verrà utilizzata dispone di strutture edilizie realizzate secondo le più moderne tecnologie e con requisiti strutturali ottimali. A questo si aggiunge che l’attivazione del Servizio di Rianimazione dello Spallanzani (già pronto), necessaria alle attività trapiantologiche, consentirà di disporre di 8 letti di terapia intensiva e 9 di sub-intensiva per rispondere anche alle esigenze assistenziali di pazienti, sia interni che esterni, con patologie infettive gravi necessitanti di supporto rianimatorio. In tal modo, la rianimazione, che è l’unica dedicata a pazienti infettive nel Lazio, aumenterà la disponibilità complessiva di posti letto per meglio rispondere alle carenze nel settore.

Il problema delle infezioni

Negli ultimi 20 anni la probabilità di successo dei trapianti d’organo è notevolmente aumentata ma le infezioni rimangono una complicazione frequente e grave, in grado, da una parte, di mettere a rischio la vita dei pazienti, e, dall’altra, di determinare il fallimento del trapianto contribuendo al rigetto. Le infezioni nel trapianto possono verificarsi per due motivi:

– un agente infettivo può essere trasmesso dal donatore al ricevente;
– nel paziente trapiantato possono comparire nuove infezioni o riattivarsi infezioni che già erano presenti in forma non attiva, anche in dipendenza del fatto che dopo il trapianto è necessario somministrare terapie che riducono la capacità di reazione del sistema immunitario.
 
Quindi il monitoraggio infettivologico è di cruciale importanza, nella fase pre-trapianto, per l’accertamento della sicurezza infettivologica del donatore (cioè per escludere la presenza di infezioni che possano essere trasmesse al ricevente) e della sicurezza infettivologica del ricevente (per ridurre al minimo i rischi di ricomparsa di infezioni dopo il trapianto). Il tutto deve avvenire in tempo reale, perché le decisioni sulla possibilità di effettuare trapianti devono essere prese in tempo brevissimo dal momento in cui si rende disponibile un organo; allo stesso modo la tempestività è un fattore cruciale nella fase post-trapianto per la diagnosi ed il trattamento mirato delle infezioni.

È evidente che un monitoraggio idoneo è attuabile solo se se si dispone di: una stretta integrazione tra l’attività clinica e quella di laboratorio, elevati standard qualitativi, strutture adeguatamente attrezzate e personale altamente qualificato sia tecnicamente sia per quanto riguarda la capacità interpretativa dei risultati. Per dare una risposta adeguata a queste esigenze, assieme al Centro Trapianti è prevista l’attivazione presso lo Spallanzani del “Centro di riferimento regionale per le infezioni nei trapianti” e il potenziamento della esistente Banca Biologica per la conservazione di campioni biologici relativi all’attività di trapianto.

Il valore aggiunto dell’iniziativa risiede, in particolare, nella possibilità di contare su:

– una struttura modernamente concepita e attrezzata per l’esecuzione dei trapianti e per la degenza post-chirurgica dei pazienti, in grado di garantire le più adatte condizioni ambientali, compatibili con le necessità di isolamento dei pazienti immunocompromessi;
– un supporto di laboratorio di livello avanzato, in grado di fornire, in tempo reale, diagnosi e monitoraggio per tutta la gamma di infezioni rilevanti per i trapianti dal punto di vista virologico, microbiologico ed immunologico;
– una banca biologica dedicata alla conservazione a bassissime temperature di campioni, caratterizzata dalla loro completa tracciabilità, indispensabile per eseguire indagini retrospettive, sia a scopo diagnostico, sia a fini medico-legali, sia a eventuali fini di ricerca;
– una équipe di clinici con ampia esperienza e qualificazione per la gestione delle complicanze infettive;
– un supporto epidemiologico in grado di coadiuvare le attività cliniche e diagnostiche mediante l’elaborazione dei profili di rischio delle complicanze stesse.

Bibliografia. Ufficio stampa Regione Lazio 2007

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