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Salva grazie al fegato ricevuto dalla figlia


La madre era stata colpita da un tumore, una trentenne di Marcon non ha esitato a sottoporsi al trapianto

Sono le mamme che danno la vita ai figli, ma nel nostro caso si può ben dire che è stata la figlia a ridare la vita alla mamma.

Protagoniste di questa vicenda, che ha pochissimi precedenti in campo medico, sono Laura Ceccon, trentenne di San Liberale di Marcon, che poco più di un anno fa ha donato alla sua mamma, Marinella Scantamburlo, 58 anni, una parte consistente del suo fegato. Le analisi mediche, resesi necessarie a seguito di una serie di disturbi fisici, a cui venne sottoposta presso l'ospedale Villa Salus di Mestre la signora Marinella nel 2001, diagnosticarono la presenza di un carcinoide multiplo all'intestino con metastasi epatiche.

La famiglia si rivolse, allora, ai sanitari dell'Istituto dei tumori di Aviano, che a loro volta la indirizzarono all'Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori di Milano, dove la paziente venne posta in lista d'attesa per il trapianto del fegato.

Sei lunghi anni, durante i quali la figlia Laura, alternandosi a volte con il papà Antonio ed altre con la sorella Simonetta, ha dovuto spesso accompagnare la mamma negli ospedali per le visite e i controlli che in questi casi si rendono necessari.

Ed è proprio durante questa lunga fase di spostamenti e di attese nelle sale ospedaliere e negli studi medici che Laura viene a conoscenza che l'intervento di trapianto di cui necessita la mamma potrebbe essere anticipato se anziché attendere il prelievo dell'organo da un cadavere si trovasse la disponibilità di un donatore vivente.

Laura non ci pensa su due volte e, nonostante, la mamma e il papà cerchino di dissuaderla, decide di compiere un gesto dal valore umano incommensurabile, ossia privarsi di una parte del suo fegato per donarlo alla madre. I medici la mettono al corrente dei rischi e delle conseguenze a cui potrebbe andare incontro, informandola pure sul fatto che l'esito dell'intervento potrebbe anche essere sfavorevole nel caso in cui l'organismo della mamma tendesse, per una serie di reazioni biologiche, a rifiutare l'organo trapiantato.

Sostenuti gli esami di routine, verificata la compatibilità con il paziente ricevente e con il supporto di un adeguato sostegno psicologico, Laura Ceccon entra nella sala operatoria dell'istituto per la cura dei tumori di Milano il 21 marzo del 2007, alle sei del mattino, e ci rimane fino alle quattro del pomeriggio. Il professore Vincenzo Mazzaferro e la sua equipe asportano quasi nove etti del suo fegato (circa il 70 per cento) e lo trapiantano alla madre che sotto i ferri rimane, invece, per ben tredici ore. Sono passati più di quindici mesi dall'intervento ed ora la famiglia Ceccon, sentito anche il parere favorevole del primario Mazzaferro che giudica ormai trascorso il periodo post-operatorio di maggiore criticità, ha deciso di divulgare la notizia.

"Riteniamo giusto rendere pubblica la nostra esperienza - ha spiegato Laura - affinché altre persone possano trarre esempio dal nostro comportamento. C'è, purtroppo, ancora poca conoscenza in merito all'argomento trapianti, io stessa prima che questo caso toccasse così da vicino la mia famiglia ne sapevo poco o niente, ed è per questo che ritengo che sia bene parlarne - ha aggiunto - perché più l'argomento viene trattato maggiore sarà il numero delle persone che decideranno di donare i propri organi".

Laura, che due mesi dopo l'intervento era già tornata al suo lavoro di impiegata, ha dimostrato una forza d'animo ed un coraggio, a dir poco, straordinari, ed oggi, che anche gli ultimi esami hanno confermato che sua mamma sta bene, non sta nella pelle dalla felicità.

"E' una sensazione di gioia indescrivibile - confida - sapere che hai ridato la salute ad una persona che soffriva e che il tuo esempio potrebbe essere seguito da molta altra gente".

Mauro De Lazzari

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