Un nuovo studio potrebbe aiutare i medici a prolungare la vita dei pazienti in attesa di trapianto di fegato
Un team di ricercatori della Rice University, in una ricerca presentata sul Journal of Hepatology, ha infatti analizzato il danno metabolico prodotto nelle cellule del fegato durante la fase di cirrosi avanzata e ha rinvenuto indizi che potrebbero suggerire nuovi approcci per ritardare l’insorgenza dell’insufficienza epatica.
Secondo l’American Liver Foundation più di 17.000 americani sono in attesa di trapianto di fegato, ma di questi, circa 1.500 moriranno quest’anno in attesa che arrivi l’organo.
Un vecchio proverbio dice che l’inizio della salute coincide con la conoscenza della malattia.”In realtà non c’è mai stata una chiara comprensione dei meccanismi che inducono le cellule del fegato a smettere di lavorare durante le fasi finali della cirrosi”, ha spiegato il capo ricercatore Nagrath. Il nostro obiettivo era comprendere quali processi metabolici intervengano nei vari stadi dell’epatopatia, per evidenziarne le fasi critiche.
Il primo stadio chiamato steatosi è segnato dall’accumulo di grasso, la fase successiva è rappresentata dalla fibrosi che, danneggiando gli epatociti, porta alla fase finale, la cirrosi.
Lo studio è stato reso possibile grazie alla realizzazione di un modello animale unico sviluppato presso di McGowan Institute for Regenerative Medicine dell’Università di Pittsburgh. La maggior parte dei modelli non può “imitare” quel che realmente accade negli esseri umani: il modello utilizzato riesce, invece, a riprodurre le principali caratteristiche patologiche come si verificano negli esseri umani.
Utilizzando campioni di epatociti raccolti a Pittsburgh, il gruppo di Nagrath si è concentrato sul comprendere come le cellule riuscissero a produrre l’adenosina trifosfato (ATP). Negli epatociti sani gran parte di ATP viene prodotta nei mitocondri, attraverso un processo noto come “fosforilazione ossidativa”. Una seconda modalità di produzione è la “glicolisi”, ma è meno efficiente rispetto alla produzione mitocondriale. Nei momenti di stress, quando le cellule hanno bisogno di energia supplementare, vengono impiegati entrambi i processi contemporaneamente. “E’ noto che la glicolisi gioca un ruolo rilevante nell’oncogenesi: ciò induce ad associare la glicolisi a un stato patologico. Ma non è sempre così”, chiarisce Nagrath.
Nagrath e colleghi, nella loro ricerca, hanno evidenziato come i meccanismi di produzione dell’ATP nelle cellule del fegato siano notevolmente più complessi di quanto si pensasse. Hanno infatti osservato che se la produzione mitocondriale non subisce grossi cambiamenti, cambia invece molto il processo di glicolisi.
Lo studio ha mostrato che nella fase intermedia della cirrosi le cellule epatiche utilizzano maggiormente la via glicolitica per produrre più energia in risposta alla malattia. “Quando le cellule non sono più in grado di utilizzare la glicolisi per generare l’energia necessaria, si giunge all’insufficienza epatica”, spiegano gli autori.
I ricercatori hanno poi confermato l’importanza clinica dei risultati ottenuti confrontando i pattern di espressione genica dei roditori con i profili genetici di 216 pazienti affetti da cirrosi.
I risultati sono rilevanti anche perché esistono farmaci in grado di correggere e indirizzare il percorso del glucosio, incrementando la produzione di energia attraverso la glicolisi.
Questi farmaci, se attualmente non rappresentano una cura per le epatopatie in quanto andrebbero utilizzati solo in casi di malattia di stadio avanzato, se confermassero a pieno la loro efficacia, potrebbero però contribuire a prolungare la vita di alcuni pazienti in attesa di trapianto.
Bibliografia: Nishikawa T, Bellance N, Bing H,et al. A switch in the source of ATP production and a loss in capacity to perform glycolysis are hallmarks of hepatocyte failure in advance liver disease. J Hepatol. 2014; 8278 (14): 120-2.
Fonte: trapianti.net























