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Muore dopo la degenza, tre professionisti nei guai

Sono indagati per ipotesi di reato che vanno dalle lesioni colpose all’epidemia i medici in servizio al Murri quando l’anziano era ricoverato.

Era caduto dalla barella mentre si trovava al pronto soccorso ed era deceduto dopo più di 20 giorni di coma. A perdere la vita era stato Ernesto Severino, un 87enne di Porto Sant’Elpidio. A distanza di un anno e mezzo il sostituto procuratore di Fermo, Marinella Bosi, ha indagato tre medici per diversi reati. Si tratta del medico di guardia di una cooperativa esterna in servizio all’epoca dei fatti nel reparto di Medicina 1 dell’ospedale Murri, che è stato chiamato a rispondere di lesioni colpose in ambito sanitario che avrebbero poi cagionato il decesso ed esercizio abusivo della professione. Indagato anche un medico della direzione sanitaria ospedaliera, accusato di delitto colposo contro la salute pubblica e reato di epidemia, perché non avrebbe comunicato ai familiari e ai sanitari che il paziente aveva contratto l’epatite C in reparto, e falsità in atti pubblici.

Infine un medico del Murri accusato di falso in atto pubblico in qualità di pubblico ufficiale, in quanto sarebbe responsabile della mancanza di alcuni documenti nella cartella clinica del paziente. Presso la Procura della Repubblica di Fermo è stato aperto anche un fascicolo per omicidio colposo ancora a carico di ignoti. I figli dell’anziano, ricoverato il 3 agosto del 2021 e caduto dalla barella, il giorno dopo avevano denunciato l’episodio, aggiungendo che l’ultraottantenne era entrato in coma il primo settembre. Il 21 settembre l’87enne aveva esalato l’ultimo respiro al Murri. Il magistrato inquirente aveva disposto immediatamente l’autopsia che era stata effettuata presso l’obitorio di Fermo e il corpo era stato quindi cremato. La famiglia Severino aveva poi presentato un secondo esposto ai carabinieri di Fermo sul pericolo di contagiosità nel reparto di Medicina 1. "Dopo il decesso – racconta Rino Severino – abbiamo scoperto che nostro padre aveva contratto l’epatite C, non sappiamo quando, ed era stato ricoverato nel reparto di medicina per 18 giorni. La domanda che ci poniamo e che si pongono anche gli inquirenti è: sono stati a rischio infezione il personale medico e sanitario, i pazienti e gli utenti dell’ospedale? E’ per questo che uno dei medici è stato indagato per epidemia. Risulta infatti dai documenti che, a seguito della visita dell’infettivologa, il 3 settembre 2021 mio padre fosse affetto da epatite C". Va detto che l’epatite C è un virus che si trasmette esclusivamente attraverso il contatto diretto con sangue infettato e le più comuni modalità di trasmissione sono lo scambio di siringhe. "Nel corso di tutto il periodo di ricovero, fino al decesso – sottolinea Rino Severino – nessuno del personale medico-sanitario ha mai comunicato la malattia infettiva a noi figli. Durante lo stato di coma, con l’infezione in corso, nostro padre non è stato mai spostato né in terapia intensiva né in un reparto idoneo. In pratica nel reparto di Medicina 1 in quei 18 giorni a rischio di infezione sono stati tutti, tanto il personale medico sanitario quanto i degenti ricoverati". Ora sarà la magistratura a stabilire se c’è stata negligenza da parte del personale in servizio e se quindi ci siano responsabilità degli operatori sanitari.

Fonte: ilrestodelcarlino.it


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