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L’alimentazione long term nel paziente dopo il trapianto di fegato

È inutile girarci intorno: da che mondo è mondo, un’alimentazione corretta è alla base di ogni stile di vita sano. Alternare cibi che garantiscano il giusto apporto di fibre, vitamine e proteine è la chiave per il mantenimento di un buono stato di salute generale. Ma stare attenti a tavola assume un significato particolare soprattutto se ci si è sottoposti a trapianto di fegato: e badate bene, le accortezze non vanno seguite solo nella prima fase post-intervento, ma anche nel lungo periodo. Vediamo in che modo.

Fibre, frutta, verdura, grassi di origine animale e vegetale sono alcuni degli elementi di una dieta bilanciata che, al di là del trapianto, rappresenta un’arma di prevenzione contro molte patologie invalidanti. L’ideale sarebbe quello di riuscire a suddividere l’apporto calorico giornaliero in 4-5 piccoli break nell’arco delle 24 ore: 65% di carboidrati (pasta, pane, cereali, patate e legumi) in porzioni differenziate (80 grammi di pasta e massimo due panini al giorno); 20% di grassi (olio, formaggi, latticini); 15% di proteine (preferibilmente carni bianche come pollo, tacchino o coniglio, oppure il pesce piuttosto che la carne rossa). 

Oltre all’alcol vanno evitati, o comunque ridotti, gli zuccheri semplici come caramelle, cioccolatini o dolci elaborati. Stesso discorso per gli insaccati. Tra i grassi abbiamo inserito l’olio: la quantità giornaliera corretta non dovrebbe superare i tre cucchiai. Infine, è bene ricordarsi di consumare acqua per almeno un litro e mezzo al giorno.

L’alimentazione in riferimento al trapianto di fegato o, più in generale, alle malattie di questo organo, è un tema molto spesso al centro di numerosi studi. Uno, ad esempio, è stato condotto di recente dall’Università Ben-Gurion del Negev, in Israele. I ricercatori sono riusciti a dimostrare che la dieta mediterranea “verde”, una rivisitazione della dieta mediterranea classica con l’aggiunta di un maggior numero di componenti vegetali, è estremamente efficace per contrastare patologie come la steatosi epatica non alcolica (NAFLD), meglio nota come malattia del fegato grasso.
 
Un motivo in più per stare attenti a cosa si sceglie quando ci si siede a tavola.

Fonte: Epateam

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