Italiani 'corrono' a donare gli organi,boom di assensi
Dopo le polemiche, all'Aido decine di chiamate per diventare donatori
Roma, 5 set. (Apcom) - Di fronte alla polemica innescata dall'Osservatore romano sulla morte cerebrale, gli italiani sembrano rispondere con convinzione: doniamo gli organi. Dopo l'articolo che metteva in dubbio i criteri medici per determinare la morte clinica l'Aido, l'associazione italiana donatori di organi, ha ricevuto una tempesta di telefonate, contro una media di due o tre al giorno. E la 'cosa buonissima' è che di questi 96 persone hanno già dato l'assenso preventivo alla donazione di organi e hanno compilato i moduli.
Lo racconta soddisfatto il presidente dell'Aido Vincenzo Passarelli: "Alcuni ci hanno anche chiesto spiegazioni sulla morte cerebrale, o sulle posizioni della Chiesa e abbiamo spiegato che l'articolo era l'opinione di una persona, non del Vaticano; altri volevano comunque informazioni, altri hann chiesto solo come posso fare per dare il mio sì alla donazione. Il risultato è che 96 persone hanno compilato il modulo per la dichiarazione di volontà per donare di organi".
Non solo, aggiunge: "Quando ci sono questi 'rumori' c'è sempre qualcuno che ci ripensa, invece nessuno dei nostri, 1 milione e 400mila soci, ha chiesto di revocare la dichiarazione di donazione". Ma chi sono gli italiani che scelgono di donare gli organi? Tutti, anche religiosi e soprattutto le donne, che sono le donatrici più convinte e numerose: "Ci sono persone comuni, gente con la licenza media,impiegati pubblici, docenti universitari, professionisti, e preti, monache e vescovi", spiega il presidente Aido, che sottolinea: "Le donne sono la maggior parte di chi dona, su un milione e 400 mila soci, il 65% è donna.Il trapianto ridona la vita le donne sono più sensibili, danno la vita. Ci sono tante mamme ad esempio che si offrono per dare una parte di fegato per i bimbi affetti da atresia biliare".
Molte persone inoltre pensano che i trapianti siano un che di misterioso, non si sa cosa succede dopo, e invece - sottolinea il presidente Aido - dal 2005 i dati sui trapianti, sulla sopravvivenza dei trapiantati e sulla loro qualità della vita sono pubblicati dal 2005 dal ministero della Salute, sul sito del Centro Nazionale Trapianti. E, anche se se ne parla poco, l'Italia deve essere "orgogliosa dei risultati", perché forse siamo partiti in ritardo ma "abbiamo fatto tesoro di esperienze altrui e grazie all'ottimo lavoro dei centri trapianti i risultati sono sopra le medie europee: a 5 anni la sopravvivenza per un trapiantato di rene è intorno al 97%, per cuore e fegato tra l'87% e il 90 per cento".
Non solo, possiamo vantare dei record anche sulla qualità del reinserimento nella vita sociale del paziente: secondo un'indagine del centro nazionale trapianti sui trapiantati 2000- 2004 risulta che chi ha ricevuto cuore o reni nel 92% dei casi lavora o è nelle condizioni di farlo, chi ha ricevuto un fegato nell'82,5 per cento, sottolinea Vincenzo Passarelli. Per questo "non è solo una donazione solidale ma una donazione che ha una utilità sociale". E se abbiamo una sola probabilità nella vita di donare gli organi, visto che la morte è una sola, a volte serve metterci dall'altro lato, perché "il trapianto non è un'eventualità estranea nella vita di una persona, su cento abbiamo dalle 4 alle 5 probabilità di diventare riceventi".
Ma c'è ancora chi non dona, un 30% che al momento della scelta in ospedale dice no - spiega l'Aido - e "non è solo per l'interpretazione della morte encefalica, non è sempre facile accettare la morte di un congiunto; a volte c'è anche sfiducia nei medici, la paura che non venga fatto tutto il possibile per il congiunto, c'è chi crede che il corpo debba rimanere integro per una sorta di rispetto". Tremila persone all'anno vengono trapiantate e hanno un cuore, un fegato, un polmoneo un rene nuovi. E grazie a questi numeri e dopo la legge 91 del 1999, "l'Italia ha fatto un salto di quantità e qualità", sottolinea il presidente dell'Aido: sei anni fa eravamo al penultimo posto in Europa,oggi siamo al al secondo-terzo posto.
Purtroppo, dai dati Aido, in lista di attesa ci sono 9500 persone, e quest'anno solo una persona su tre avrà un trapianto e "riuscirà a vincere la battaglia per la vita". L'Aido per questo ha varato la campagna 'Donazione, parlane oggi', con un testimonial di eccezione: Alessandro Gassman. "Della donazione di organi ognuno deve prima parlare con se stesso - conclude Passarelli - per prenderne coscienza, poi ne deve parlare con la famiglia, sia per comunicare la propria scelta sia per sensibilizzare. Poi ne parli con gli altri, amici, colleghi, perchè ognuno di noi può fare un atto di donazione". E senza avere paura.























