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I pazienti infettati da Hiv ed epatite B sono più a rischio di sviluppare il tumore del fegato

Le persone affette da Hiv ed epatite B sono più a rischio di sviluppare il tumore del fegato. È quanto risulta da una ricerca effettuata dalla North American AIDS Cohort Collaboration on Research and Design (NA-ACCORD) e presentata nel corso dell’edizione 2021 della CROI (la Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections).

La NA-ACCORD è nata nel 2006 come rappresentante del territorio nordamericano dei database epidemiologici internazionali per la valutazione dell’AIDS. Composto da oltre 20 coorti che collaborano, è altamente indicativo delle cure che vengono attuante in Stati Uniti e Canada per queste forme, raccogliendo numeri e statistiche da oltre 200 siti relativi a più di 190mila partecipanti con infezione da Hiv.

L’epatite B può generare problemi al fegato come cirrosi e carcinoma epatocellulare, la forma di tumore epatico più diffusa: studi precedenti hanno già dimostrato come le persone con Hiv o HBV siano maggiormente predisposte a subire una progressione più rapida della malattia del fegato. Nel corso della ricerca sono stati valutati i fattori di rischio per il carcinoma nei pazienti presenti nelle 22 coorti che compongono la NA-ACCORD. Circa 10mila le persone con doppia infezione individuate, tra il 1995 e il 2016, in quasi 124mila sieropositivi. Il 93% era composta da uomini, di età media sui 43 anni, di cui il 41% neri. Un terzo dei partecipanti aveva confermato di fare un consumo deciso di alcol, mentre il 22% aveva l’epatite C cronica e il 12% era obeso: una serie di condizioni che rappresentano noti fattori di rischio per le patologie epatiche. Il 45% non stava assumendo soppressioni virali per l’Hiv, mentre circa un quarto era risultato positivo all’antigene “e” dell’epatite B. Il 76% assumeva antiretrovirali attivi come terapia per l’epatite B.

Tra i soggetti che sono stati coinvolti dalla ricerca, i casi di tumore del fegato sono stati 115, con età avanzata, consumo elevato di alcol ed epatite C come fattori di rischio indipendenti dal carcinoma epatocellulare. I dati hanno evidenziato un HBV DNA superiore a 200 UI/ml che ha quasi triplicato il rischio di sviluppare la neoplasia e le probabilità erano più che quadruplicate per quanti avevano livelli superiori a 20.000 UI/ml. Nell’analisi del trattamento dell’epatite B, la soppressione del virus per un circa un anno è stata associata a una riduzione del 58% del rischio tumorale, mentre la soppressione a quattro anni ha ridotto il rischio del 66%.

Fonte: Epateam

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