Fegato grasso e pre-diabete, sempre più stretto il collegamento anche in bambini e adolescenti

Una ridotta tolleranza al glucosio, in particolare quella che si verifica nel prediabete, sembra essere molto diffusa in bambini e adolescenti con la forma avanzata di malattia del fegato grasso, cioè la steatoepatite non alcolica. E’ quanto evidenziano i risultati di uno studio pubblicato su Journal of Hepatology.
Sebbene l'adiposità centrale sia il fattore più fortemente associato alla progressione da NAFLD (fegato grasso) a steatoepatite non alcolica (NASH), Valerio Nobili, dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma e i suoi colleghi hanno spiegato nel lavoro che anche i bambini con un'anomala tolleranza al glucosio hanno un rischio aumentato per la NASH.
I ricercatori hanno analizzato 599 bambini e adolescenti caucasici con NAFLD comprovato in sovrappeso o obesi e che erano stati sottoposti a biopsia. In parallelo sono stati analizzati anche 118 bambini e adolescenti senza NAFLD, come controlli.
I gruppi erano bilanciati per numerosità, età media di circa 11 anni, BMI di circa 27 kg/m2 e circonferenza della vita di circa 85 cm.
La diagnosi di prediabete e diabete si basava sui valori di emoglobina glicata, sulla glicemia a digiuno o sulle concentrazioni di glucosio post carico di 2 ore.
I pazienti con NAFLD avevano maggiori probabilità di avere una ridotta tolleranza al glucosio (20,7% contro 11%) inclusi prediabete (19,8%) e diabete (0,8%), mentre nessuno dei ragazzi senza NAFLD aveva il diabete.
L'analisi multivariata aggiustata per età, sesso e circonferenza della vita ha confermato che la presenza di NAFLD (OR=1,98; IC al 95%, 1,07-3,64) e l’aumento della circonferenza della vita (OR=1,02; IC al 95%, 1,01-1,03) erano correlate indipendentemente al rischio di una ridotta tolleranza al glucosio.
La NASH definita era più comune tra piccoli pazienti con NAFLD con prediabete o diabete rispetto a quelli con normale tolleranza al glucosio (48,4% vs. 29,9%; p<0.001). Inoltre, i bambini e gli adolescenti con NASH avevano maggiori probabilità di essere affetti da obesità centrale (chiamata anche obesità viscerale o androide, è caratterizzata dalla distribuzione del grasso corporeo prevalentemente a livello addominale), di essere ipertesi e resistenti all'insulina rispetto ai bambini senza NASH.
I ricercatori hanno concluso sottolineando: "I nostri risultati precisano ulteriormente l'importanza delle modifiche dello stile di vita come migliorare l’alimentazione e aumentare l'attività fisica, come trattamento di prima linea per tutti i bambini e gli adolescenti con NAFLD non solo per migliorare la gravità delle malattie del fegato, ma anche per ridurre le complicanze metaboliche legate all'obesità (come un'anomala tolleranza al glucosio) nell'infanzia e nell'adolescenza”.
Fonte: pharmastar.it























