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Malattie autoimmuni

Fagiuoli, si riduce rischio contagio per familiari e badanti Con cure anti-Hcv in over 85 meno infezioni nei giovani

Epatologo, con cure anti-Hcv in over 85 meno infezioni nei giovani

"Curare l'epatite C anche nei grandi anziani, gli over85 - spesso non candidati all'uso dei nuovi farmaci anti hcv, per la scarsa utilità sulle loro condizioni fisiche - è un 'vantaggio sociale' che permette di ridurre le nuove infezioni nei giovani.
Chi li assiste, infatti, può facilmente infettarsi con l'uso di aghi per iniezioni o prelievi spesso necessari per loro". Lo ha spiegato Stefano Fagiuoli, direttore Unità Complessa di gastroenterologia, epatologia e trapiantologia, Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, nel corso di un focus per i giornalisti sull'epatite C, organizzato da AbbVie in occasione del congresso dell'Associazione europea per lo studio delle malattie del fegato (Easl), a Parigi.
"Nell'epatite C - ha spiegato Fagiuoli - più è elevata l'età, più alto è il tasso d'infezione. Quindi le persone anziane e i grandi vecchi hanno una prevalenza maggiore di infezione. La questione sulla sostenibilità delle cure antivirali risolutive da erogare anche alle persone molto anziane è stata dibattuta.
Ma è evidente che con i costi attuali di queste terapie, molto più bassi del pur recente passato, la prima necessità di curare i grandi anziani non è semplicemente quella di eliminare una malattia che potrebbe portare a un peggioramento delle loro condizioni generali, perché siamo abbastanza convinti che non sia necessario.
Si deve intervenire - ha sostenuto l'esperto - perché essendo persone ad alta prevalenza rappresentano un gruppo che, di fatto, viene catalogato nei potenziali alti trasmettitori.
E quindi chi si prende cura di loro, che siano familiari, personale sanitario, assistenziale o badanti, rischia. Trattarli ha quindi un'importante valenza sociale nel controllo delle infezioni".

Fonte: adnKronos Salute
Articolo di Raffaella Ammirati

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