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Malattie autoimmuni

Epatite Delta, poco conosciuta ma pericolosa: un nuovo farmaco può batterla

Presentato nel corso del 54° Congresso Nazionale AISF il bulevirtide, farmaco rivoluzionario che blocca la replicazione dell'infezione da HDV

Cos'è l'epatite Delta? Sono molti a non conoscere questa infezione, forma più aggressiva e pericolosa tra le epatiti croniche virali perché progredisce rapidamente, causa cirrosi, necrosi, tumori e può portare fino alla morte. L'agente infettivo è noto come HDV, un virus satellite che necessita della presenza di un altro virus per la replicazione, quello dell'epatite B. In Italia sono circa quindicimila le persone affette da questa patologia.

La buona notizia è l'arrivo di un nuovo approccio terapeutico che ha la capacità di bloccare la replicazione dell'infezione, permettendo così ai pazienti di sopravvivere. Il farmaco bulevirtide, presentato a Roma nel corso del 54° Congresso Nazionale AISF - Associazione Italiana per lo Studio del Fegato, il 24-25 marzo, è stato già approvato a livello europeo e si sta aspettando il parere di AIFA (Agenzia italiana del farmaco).

L'epatite Delta
"È un'infezione virale causata da un piccolissimo virus, uno dei più piccoli al mondo, scoperto a Torino dal professor Mario Rizzetto nel 1977 - spiega il professor Alessio Aghemo, segretario AISF - che determina infiammazione e danno al fegato fino a farlo diventare cirrotico e sviluppare un tumore".

Con il vaccino contro l'epatite B, arrivato negli anni Ottanta e divenuto obbligatorio nel 1991, si è avuta una drastica riduzione dei casi,  "ma c'è il fenomeno della migrazione da paesi con un alto tasso di epatite e nessuna vaccinazione, come Asia, Europa dell'Est, alcune zone dell'Africa, che mette in crisi il nostro sistema". Senza contare la poca formazione: meno di un paziente su due con HBV è testato per la Delta.

Come si contrae HDV e i danni che provoca
"L'infezione si contrae come l'epatite B, che si trasmette principalmente per via parentale, durante il parto, attraverso rapporti sessuali, materiali biologici infetti, con utilizzo di sostanze endovena", spiega Aghemo. Il virus HDV può infettare solo soggetti con epatite B; l'infezione può essere contestuale, ossia la persona contrae assieme tutti e due i virus, oppure può sopraggiungere in un secondo momento. "L'infiammazione al fegato può trasformare l'organo in cirrotico, molto danneggiato, fino a causare tumori o insufficienza epatica".

Sintomi e diagnostica
"L'epatite può essere asintomatica anche quando è molto grave, magari si prova stanchezza, un po' di nausea - aggiunge il professor Aghemo -  Quando compaiono i sintomi tipici dei malati di fegato, come l'ittero o l'ascite, vuol dire che il fegato è già in condizioni drammatiche". Questa patologia si identifica anche con un semplice esame del sangue, a cominciare dalle transaminasi che, se mosse, indicano che c'è qualche problema al fegato. "A quel punto, è meglio approfondire con una ricerca nel sangue di proteine prodotte dal virus stesso".

La prevenzione
In Italia l'epatite Delta è poco diffusa grazie alla vaccinazione contro l'epatite B. Nella fascia della popolazione da 0 a 45 anni è quasi assente, mentre si riscontra in giovani non nati in Italia e nella fascia over 45. "Chi arriva nel nostro paese non viene testato per l'epatite, cosa che invece andrebbe fatta e se il risultato è negativo la persona andrebbe vaccinata".
Limitare la diffusione è importante. Il primo comportamento preventivo è il vaccino, che non ha alcuna controindicazione se non per le persone anziane e per chi ha malattie gravi. Gli altri comportamenti preventivi rimangono quelli dei rapporti sessuali protetti e del contatto con sangue infetto. "

Cos'è l'epatite Delta? Sono molti a non conoscere questa infezione, forma più aggressiva e pericolosa tra le epatiti croniche virali perché progredisce rapidamente, causa cirrosi, necrosi, tumori e può portare fino alla morte. L'agente infettivo è noto come HDV, un virus satellite che necessita della presenza di un altro virus per la replicazione, quello dell'epatite B. In Italia sono circa quindicimila le persone affette da questa patologia.
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La buona notizia è l'arrivo di un nuovo approccio terapeutico che ha la capacità di bloccare la replicazione dell'infezione, permettendo così ai pazienti di sopravvivere. Il farmaco bulevirtide, presentato a Roma nel corso del 54° Congresso Nazionale AISF - Associazione Italiana per lo Studio del Fegato, il 24-25 marzo, è stato già approvato a livello europeo e si sta aspettando il parere di AIFA (Agenzia italiana del farmaco).

Fonte:  la Repubblica

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