Donazione di organi, è crisi
Calo verticale dei donatori, dall'inizio del 2008 sono stati solo due, a Cremona. Ma il problema coinvolge tutta la Lombardia
Donazione di organi in crisi: questo lo sconcertante dato, che vede un calo verticale dei donatori, che quest'anno finora sono stati solo due, contro la media annuale di 10-12. «Si tratta di un problema generale che ha iniziato ad evidenziarsi l'anno scorso, e che quest'anno si è particolarmente acuito» spiega Fulvio Albertario, direttore dell'unità operativa di terapia intensiva. «Si tratta di un fenomeno che riguarda tutta la Lombardia, e a questo proposito sono in corso studi ed iniziative per individuarne la causa. Si tratta di un calo importante, che si ripercuote sulle attività del trapianto».
Quali sono le presunte cause?
«Senza dubbio si può parlare di una riduzione della casistica: diminuiscono i giovani traumatizzati cranici, che erano i donatori per antonomasia, e questa è una buona cosa, perché significa che l'attività di prevenzione degli incidenti ha avuto esiti positivi. Dunque nel tempo la figura del donatore diventa sempre più spesso la persona affetta da emorragie cerebrali, che però spesso ha un'età avanzata. Per questo donatori di questo tipo solitamente donano organi come fegato e reni, che nonostante l'età possono avere ancora buone funzionalità, se i donatori vengono ben selezionati».
E la risposta della gente rispetto alla richiesta di donazioni com'è?
«Purtroppo negli ultimi tempi si è assistito anche a un notevole numero di rifiuti. Avevo già riscontrato un notevole numero di negati consensi due anni fa, poi l'anno scorso la situazione era sembrata migliorare, mentre quest'anno è precipitata di nuovo: non abbiamo mai avuto numeri così bassi. Eppure vengono fatte diverse iniziative di sensibilizzazione, anche nelle scuole. Siamo portati a credere che tra le cause possano esserci eventi che sfuggono alla nostra comprensione».
Non potrebbe essere un problema interno agli ospedali?
«A questo proposito si stanno facendo iniziative di audit nei nosocomi lombardi, che andrà avanti fino ai primi mesi del 2009, per verificare se i sistema ha le potenzialità e i mezzi per far fronte alla possibilità che si presenti un eventuale donatore. A Cremona è stato fatto in giugno, e il giudizio emesso nei nostri confronti è stato estremamente lusinghiero, quindi per quanto ci riguarda non è questo il problema». Parliamo dei meccanismi della donazione: come funziona? «Il donatore potenziale è quello che ha patologie emorragico-cerebrali, che si aggravano fino a che appaiono segnali clinici che fanno supporre la morte cerebrale. A questo punto la legge prevede di accertare se è davvero sopravvenuta la morte encefalica. Tale valutazione viene fatta da un collegio medico, che esegue una serie di appositi test clinici, e due elettroencefalogrammi nel giro di sei ore. A questo punto, se la diagnosi è confermata, viene dichiarata la morte encefalica. A quel punto ci sono due possibilità: o si interrompe ogni cura, o il paziente viene dichiarato donatore, previa autorizzazione dei famigliari».
Quali sono i parametri per capire quali sono le condizioni per la donazione?
«Non bisogna essere potenziali portatori di malattie importanti o di malattie tumorali, e gli organi devono funzionare adeguatamente. Per fare tali verifiche tutta la macchina ospedale deve mettersi in moto».
A che livello è l'Italia, sotto il punto di vista delle donazioni?
«Un tempo eravamo indietro, e la gente preferiva andare all'estero. Oggi l'attività trapiantologica è molto migliorata, e siamo ai più alti livelli, in termini di successo del trapianto, attestandoci tra i primi al mondo. Con questi presupposti, la richiesta di organi è cresciuta in modo esponenziale, e si è reso necessario aumentare l'età massima dei donatori: da 20 si è passati a 30 anni, e ora anche persone anziane possono essere donatori. E' infatti passato il concetto di valutare l'età biologica invece che quella anagrafica. Serve dunque un gran lavoro, per verificare la funzionalità dei singoli organi, e la salute degli stessi e del donatore in generale».
Quante richieste si riescono a soddisfare?
«Purtroppo il cinquanta per cento delle persone in lista di attesa non avranno riscontro».
E il trapianto dei tessuti?
«Negli ultimi anni il prelievo tissutale sta prendendo sempre più piede. Riguarda ossa, cartilagini, cute, cornee, membrana amniotica. Alcune parti di osso che vengono esportate durante alcuni interventi, vengono conservate, previo consenso, e mandate alla banca dell'osso, in modo da poter essere utilizzati in caso di necessità, per trapianti o impianti ». La ricerca sta facendo parecchi studi sul trapianto... «Da anni in Italia vi sono allevamenti di maiali selezionati per lo studio della cosa, ma di fatto c'è il problema del rischio della comparsa di malattie di origine animale. Grandi passi li fanno anche con gli organi di tipo meccanico, ma sono comunque presidi che vengono utilizzati in misura temporanea, in caso di emergenza. Anche a livello staminale sono stati fatti passi da gigante, per quanto riguarda i tessuti, che vengono sviluppati proprio a partire dalla cute del paziente stesso, eliminando così il rischio di rigetto».
fonte: cremonaweb.it























