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Carcinoma epatocellulare, una nuova combinazione terapeutica fa ben sperare

L'aggiunta della chemioembolizzazione transarteriosa (TACE) al trattamento con lenvatinib ha migliorato significativamente la sopravvivenza rispetto al solo levantinib nei pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato (HCC). Sono questi i risultati dello studio di fase 3 LAUNCH pubblicati sul "Journal of Clinical Oncology" e presentati al Gastrointestinal Cancers Symposium 2022.

Per gli autori dello studio quindi la combinazione di TACE e levantinib rappresenta una potenziale nuova opzione di trattamento di prima linea per i pazienti con HCC avanzato.

La combinazione dei due approcci è «sicura ed efficace per i pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato e ha dimostrato notevoli miglioramenti nella sopravvivenza globale, nella sopravvivenza libera da progressione e nel tasso di risposta globale, nonché una tossicità accettabile», ha affermato l'autore della ricerca Ming Kuang, professore di chirurgia epatobiliare ed ecografia interventistica, direttore del centro oncologico nel First Affiliated Hospital di Guangzhou in Cina.

I pazienti trattati con la terapia di associazione hanno raggiunto una sopravvivenza globale mediana di 17,8 mesi, rispetto agli 11,5 di quelli trattati col solo lenvatinib (HR, 0,45;P< .001). Allo stesso modo, anche la sopravvivenza mediana libera da progressione ha favorito lenvatinib più TACE: 10,6 mesi vs 6,4 mesi (HR, 0,43;P< .001).

Anthony B. El-Khoueiry, della University of Southern California di Los Angeles, ha sottolineato come lo studio «rafforza la fattibilità della terapia combinata diretta al fegato e sistemica». Tuttavia, avverte che ad oggi non ci sono prove per definire questo il nuovo standard di cura per l'HCC. Infatti, la maggior parte dei pazienti nello studio LAUCH aveva l'epatite B e ha ricevuto un numero maggiore di trattamenti TACE rispetto agli studi precedenti.
Altri studi di combinazione di TACE con i farmaci sorafenib e Y-90 non avevano infatti avuto i risultati sperati.

Tuttavia, per El-Khoueiry in questo studio «Si può sostenere che forse la selezione del trattamento era più ottimale».

Fonte: doctor33.it

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