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Il rigetto

Il rigetto rappresenta una reazione dell’organismo contro qualcosa che non riconosce come proprio. L’organo trapiantato viene riconosciuto come un “corpo estraneo” dal sistema immunitario e pertanto viene attaccato per essere distrutto: da qui l’importanza dell’assunzione dei farmaci immunosoppressori, che bloccano l’attacco del sistema immunitario all’organo trapiantato.

In effetti non esiste trapiantato che non assuma farmaci immunosoppressori e tale terapia va continuata per tutta la vita.

Il rigetto può presentarsi come acuto o cronico.

La forma acuta si verifica in circa un quarto dei pazienti nelle prime fasi spesso subito o dopo l’intervento, in genere nelle prime due settimane. Superato questo periodo critico, la possibilità di avere nuovi rigetti si riduce. Il rigetto può avere vari gradi, da lieve a severo, nella maggior parte dei casi è lieve e curabile nell’80% dei casi se trattato prontamente.

La forma cronica è a lenta evoluzione e compare più tardivamente, anche se nella maggior parte dei casi entro un anno. Si manifesta generalmente con un incremento delle transaminasi e GGT. Anche per il rigetto cronico la diagnosi va effettuata con la biopsia epatica.

In generale la terapia medica è sufficiente a rallentare o controllare il rigetto cronico, anche se in alcuni casi la condizione è progressiva tale da richiedere nel tempo un altro trapianto.