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Il trapianto epatico in età pediatrica

Il trapianto di fegato in età pediatrica è una pratica clinica oggi possibile come in età adulta, a differenza di un passato non molto lontano quando appariva un gesto ancor più eroico rispetto all’adulto. Questa attuale realtà è il frutto di un lavoro congiunto tra chirurghi del trapianto e pediatri gastroenterologi/epatologi che si è sviluppato grandemente in pochi centri specialistici sia per le notevoli competenze richieste sia perché il fabbisogno è numericamente inferiore. Le indicazioni pediatriche sono molto diverse rispetto a quelle dell’età adulta, ed è necessario la conoscenza e l’applicazione di tutte le tecniche chirurgiche vista l’età e le dimensioni dei candidati. La specificità del trapianto pediatrico risiede inoltre nel grande impatto emotivo della procedura su tutto l’ambito familiare in genere già duramente provato da un’esperienza di malattia cronica fin dai primi giorni di vita che richiede una particolare attenzione a tutti gli aspetti clinici, gestionali e psicologici in ogni momento gestionale.

Introduzione
Ogni 10.000 mila nati, due sono affetti da epatopatie congenite così gravi da richiedere il trapianto di fegato in età pediatrica; oltre la metà deve essere trapiantata entro i primi due anni di vita. L’organizzazione del sistema dei trapianti pediatrici nazionale è oggi una delle migliori esistenti al mondo e soddisfa le richieste grazie all’utilizzo di tecniche chirurgiche particolari come lo split, annullando di fatto le liste d’attesa pediatriche in Italia.

Le indicazioni
Il trapianto rappresenta la terapia di scelta per i problemi di fegato che evolvono verso l’insufficienza d’organo terminale e acuta. Le malattie colestatiche (ad es. atresia delle vie biliari) ed i difetti congeniti del metabolismo costituiscono il 90% delle indicazioni al trapianto in età pediatrica. Indicazioni molto rare se non eccezionali sono le malattie croniche di fegato da infezioni virali da virus B e C. Come per l'adulto esiste l'indicazione al trapianto d'urgenza per le forme di epatite fulminante da cause metaboliche, tossiche, virali e autoimmuni.

La valutazione e preparazione al trapianto
Questa attività spetta ai pediatri specialisti. I bambini candidati al trapianto vanno riferiti precocemente al centro specialistico per una valutazione mirata a definire la reale necessità del trapianto e a identificare quelle condizioni cliniche che possono essere trattate solo con la terapia medica. Anche per i bambini, come per gli adulti, ci sono degli score che permettono di valutare la gravità del quadro, in questo caso viene utilizzato lo score PELD (vedi per il calcolo QUI ).

Il trapianto
Come nel caso dell’adulto, una volta che si viene allertati dal centro trapianti di riferimento, ci si deve recare in ospedale quando appena si rende disponibile un organo compatibile. Una volta effettuato l’intervento (nella maggior parte dei casi, la tecnica utilizzata è lo split), il bambino verrà ricoverato nella terapia intensiva pediatrica così da permettere un attento controllo; appena le condizioni generali lo consentono, il bambino viene trasferito in pediatria dove resta ricoverato fino alla dimissione.

Nella Fase della dimissione è fondamentale mantenere uno stretto contatto con i pediatri di riferimento al fine di organizzare controlli periodici per la valutazione delle condizioni generali, di eventuali rischi di rigetto, per l’eventuale comparsa di infezioni e per il controllo del dosaggio della terapia immunosopressiva. Cruciale, in particolare per i più piccoli, sarà la ripresa della normale “crescita” sia di peso che di statura, che potrebbe ricondurli nella media dei loro coetanei in breve tempo.

L’attività e la vita post-trapianto
Il bambino trapiantato può e deve fare una vita il più possibile normale. Il gioco, la scuola, gli amici, l’attività sportiva, le comunità infantili o giovanili. Un’attenzione particolare va posta alla possibilità di contrarre malattie infettive dell’età pediatrica. Importanza decisiva rivestono le vaccinazioni somministrate prima e dopo il trapianto che consentono di prevenire una buona quota di malattie. E’ buona norma informare gli insegnanti o gli adulti che si prendono cura del bambino trapiantato perché la famiglia sia prontamente avvertita nel caso di epidemie o di un contatto con un soggetto infetto. Qualora si manifesti una malattia tipica dell’età pediatrica o una qualsiasi infezione il medico referente è sempre disponibile per eventuali suggerimenti o valutazioni.  

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