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Fegato, una nuova tecnica per rigenerare cellule epatiche attraverso i linfonodi

ROMA (2 novembre) – Nuove speranze per il fegato arrivano dai ricercatori dell'università di Pittsburgh che hanno messo a punto una tecnica con cui è possibile rigenerare tessuto epatico in un luogo diverso dal fegato. La tecnica, presentata a Roma nel corso di un convegno promosso dall'Istituto Rimed (Ricerca Mediterranea) da Eric Lagasse esperto di medicina rigenerativa, e sperimentata per ora nell'animale, consiste nell'iniettare nell'addome cellule epatiche; queste si aggregano nei linfonodi che si trovano nelle vicinanze del fegato e crescono fino a poter raggiungere dimensioni sufficienti da sostituire la funzione metabolica dell'organo.

Le cellule del fegato, ha spiegato Lagasse, riescono ad invadere i linfonodi in un processo che assomiglia molto alle metastasi del tumore ma senza per fortuna avere le stesse caratteristiche maligne e gli esperimenti fino ad ora riprodotti in laboratorio hanno dimostrato che è possibile far ricrescere tessuto epatico fuori del fegato ristabilendo la funzione dell'organo malato. I linfonodi dunque potrebbero diventare la sede del trapianto di cellule epatiche e svolgere la funzione di una vera e propria fabbrica di salvataggio di tessuto nuovo ed efficiente.

«La tecnica - commenta Bruno Gridelli, direttore del centro trapianti di Palermo e vicepresidente del Rimed - se si dimostrerà efficace anche nell'uomo, potrebbe avere una ricaduta in tempi relativamente brevi ed essere utilizzata soprattutto per salvare bambini affetti da malattie metaboliche in attesa di un organo da trapiantare. Ma il metodo potrebbe essere utilizzato anche nelle malattie epatiche croniche dell'adulto per pazienti che hanno un rischio troppo elevato per il trapianto».

Ma la ricerca verso strade alternative ai trapianti come quella della crescita di tessuti in strutture lontane dall'organo non è la sola a dare prospettive nel settore dei trapianti. Alla conferenza Rimed si è parlato anche di come avvicinare i misteri dei geni che governano la compatibilità di organo, attraverso lo studio delle specificità biologiche che provocano il rigetto. E c'è chi come l'immunologo Fadi Lakkis sta scoprendo come in natura esistano processi genetici che permettono il riconoscimento e dunque la fusione o l'intolleranza e dunque il rigetto di organismi (hydractinia) vicini alle meduse. Meccanismi, secondo Lakkis, che non devono essere molto distanti da ciò che accade nel grembo materno quando nasce una nuova vita che viene riconosciuta come altra ma viene protetta nella crescita e non rigettata.

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