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Tatuaggi: come evitare il rischio Epatite C

Sono sempre di più gli italiani che si fanno tatuaggi e piercing. Ma se ci si affida alle mani sbagliate si rischia grosso. Allora impariamo a proteggerci

Tatuaggi, piercing e, sorpresa, anche alcuni trattamenti estetici, sono più pericolosi di quanto si creda. Perché possono aumentare il rischio di infezioni e in particolare di epatite: le probabilità di contagio, rispetto a chi non fa tatuaggi, triplicano. Raddoppiano se parliamo di piercing. Un’eventualità che può coinvolgere tanti ragazzi. Come hanno dimostrato i dati del progetto Stop epatite C cominciamo dall’informazione, due teenager su dieci hanno un tatuaggio o un piercing e altrettanti sono già decisi a fare uno o l’altro.
Il 39% però non è informato sui possibili rischi per la salute. Per questo gli specialisti hanno messo a punto delle regole preventive. «La prima regola fondamentale è che vengano utilizzati siringhe e aghi monouso» spiega Carlo Federico Perno, direttore dell’Unità operativa di Microbiologia dell’Ospedale Niguarda di Milano. «Ma bisogna controllare anche altri dettagli. Non scordiamoci mai infatti che il virus dell’epatite C riesce a sopravvivere a temperatura ambiente tra le 16 e le 72 ore circa». Vediamo a cosa stare attenti.

Gli strumenti
Pochi lo sanno, ma esistono linee guida del ministero della Salute per l’esecuzione di tatuaggi e piercing in ambienti igienici che sottolineano la necessità di ricorrere il più possibile a oggetti monouso, non solo per gli aghi ma anche per le ciotoline dove viene travasato l’inchiostro per creare il tattoo, rigorosamente da eliminare dopo ogni seduta.
Attenzione anche allo strumento usato per praticare il foro per il piercing: dev’essere un ago monouso e non la pistola spara-orecchini perché è più a rischio di infezioni. La confezione del modello prescelto di piercing poi deve essere aperta al momento. «Tutte le procedure vanno eseguite con i guanti» sottolinea Eliseo Giuseppin, presidente di Associazione Tatuatori. «Ma non bisogna perdere di vista le mani dell’operatore: per rispondere al telefono o inserire la spina in una presa, deve togliersi i guanti».

Lo studio
Prima di scegliere un tatuatore prestiamo attenzione anche alle condizioni degli ambienti: il pavimento deve essere pulito e la sala di attesa separata da quella di lavoro. «Alla larga poi dalle bancarelle dove vengono eseguiti piercing e tatuaggi » aggiunge Giuseppin. «Il fatto che abbiano le autorizzazioni comunali, non garantisce che riescano a mantenere un ambiente sterile».

Il consenso informato
Per tattoo e piercing c’è un limite di età: gli under 18 devono essere accompagnati dai genitori. E in alcune Regioni come la Sardegna il divieto è assoluto per i minori di 14 anni. Ma di informazione ancora ce n’è poca. Al 45% degli adolescenti che fanno un tatuaggio o un piercing non viene dato un consenso informato da firmare. «È un documento che deve elencare i rischi ai quali si può andare incontro in caso di tatuaggi e piercing, cioè infezioni, Hiv, epatite» continua il professor Perno. «E che deve dare altre informazioni importanti per la salute. Per esempio l’aumento delle probabilità di incorrere in infezioni se si soffre di diabete».

Le regole dall'estetista
Il metodo più sicuro per sterilizzare gli strumenti è l’autoclave, ma sono pochi i Centri ad averla. L’alternativa? Chiedi di usare il set per manicure e pedicure che ti porti da casa. Verifica che sia tutto monouso, compresa la spatolina che viene utilizzata per la ceretta. La ciotolina dell’acqua tiepida per immergere le mani e quella più ampia per i piedi, devono essere foderate con un apposito sacchetto da sostituire a ogni cambio di cliente.

Fonte: donnamoderna.com

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